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Quanto conta l’export online?

By 16 Aprile 2019 No Comments
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Cresce l’export italiano sul mercato digitale, in particolare verso l’Europa e USA, questo è quanto si evince dal rapporto dell’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano. Il rapporto sottolineata l’importanza per le imprese, in particolare per le Pmi, di affrontare il mercato estero attraverso l’e-commerce, soprattutto verso i Paesi emergenti.

Secondo la ricerca del Politecnico l’export lo scorso anno è cresciuto del 23% a 9,2 miliardi (1,7 miliardi in più rispetto al 2016). Eppure, in valore assoluto il valore delle esportazioni di beni di consumo è ancora marginale: appena il 6,4% del totale. L’Italia, quindi, ha venduto all’estero beni di consumo per 144 miliardi di euro, senza sfruttare del tutto le potenzialità dei canali digitali. Ci sono grandi margini per crescere.

ll settore più importante per le esportazioni attraverso i canali digitali in Italia resta il Fashion, che vale 6,7 miliardi di euro e incide per il 65% delle esportazioni online (il 12,7% dell’export totale di settore). Seguono il Food, con il 12% del mercato (1,2 miliardi, il 2,8% delle esportazioni del settore), e l’Arredamento, che pesa per il 9% e vale più di 900 milioni di euro (il 9,5% dell’export complessivo di mobili). Chiudono, con quote marginali, l’elettronica, la cosmetica, cartoleria, giochi, articoli sportivi.

Più contenuta la crescita delle esportazioni online nel segmento B2B, pari all’1,5%, per un valore di 132 miliardi di euro, che corrispondono al 28,5% del totale delle esportazioni.

Le PMI non sono ancora strutturate

Dall’analisi si evince che la maggior parte delle PMI italiane utilizzano l’e-commerce per l’export solo come canale secondario, prediligono ancora il canale tradizionale B2B. Probabilmente il problema risiede nel fatto che aziende meno strutturate come le nostre PMI non si sentono in grado di gestire canali di distribuzione alternativi.

I canali online più utilizzati rimangono i Marketplace (40%), soprattutto quelli internazionali, mentre le iniziative individuali, sia B2B che B2C, sono le meno adottate (20%), ed è abbastanza diffusa la combinazione di canali propri e l’utilizzo di intermediari (40%).

Solo il 12% delle PMI si occupa internamente dell’export, il 40% preferisce dare tutto in gestione ad un’azienda esterna, il 30% fa gestire esternamente solo la logistica e il 18% gestisce la logistica internamente ma esternalizza tutto il resto dei processi.

La ricerca però sottolinea come le PMI siano consapevoli delle potenzialità del digitale per far crescere le esportazioni, ma non sono ancora in grado di gestire internamente i processi.

Si comporta meglio il B2B del B2C

Anche se l’export digitale B2B cresce molto più lentamente delle esportazioni di beni di consumo (+1,5% nel 2018 per un valore complessivo di 132 miliardi di euro) ha comunque un’incidenza molto elevata sul totale delle esportazioni, pari al 28,5%.

I settori più digitalizzati risultano l’Automotive con una quota del 26% dell’export digitale B2b (ma circa il 75% del totale di settore), il tessile e abbigliamento, che pesa per il 14% (36% dell’export di settore), e la meccanica, primo settore per l’export complessivo e pari a circa l’11% delle esportazioni digitali B2b (il 18% del totale di settore).

Seguono il largo consumo, (6%), il comparto del materiale elettrico (5%), l’elettronica (2,7%), il farmaceutico (2%), e molti altri comparti, fra cui le costruzioni e il chimico, che complessivamente coprono un terzo dell’export digitale B2b e valgono 43 miliardi.

Il Fattore Cina

In fine, tra i mercati più interessanti per l’export digitale c’è la Cina che rappresenta il 35% del mercato globale con acquisti online per 752 miliardi: oltre il 40% della popolazione cinese acquista online e quasi il 38% (221 milioni) compra prodotti o servizi offerti da siti stranieri o da apposite piattaforme cinesi.

Il mercato cinese però risulta, ancora, dominato dai grandi Player locali e difficile da affrontare a causa dei costi ancora elevati. Per operare positivamente sul mercato cinese, infatti, “bisogna investire molto in attività di marketing e puntare sullo sviluppo di competenze digitali specifiche per il mercato cinese. Se i volumi di vendita sono bassi o crescono lentamente, è necessario fare leva su prodotti di punta o sulla capacità di aggregazione con altre imprese per raggiungere la massa critica necessaria ad affermare la propria presenza sul mercato cinese”, spiega Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export Digitale. Bisogna puntare su forti investimenti di marketing e sulla formazione specifica del settore per poter sfruttare a pieno il potenziale che offre.

 

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